25 novembre 2009

Sarà la serata, sarà l'ora, sarà la musica...
Sarà, ma a me questo mette i brividi...

24 novembre 2009

Scusate la mia infrequente presenza, dovuta a svariati motivi che non starò ad elencare!
Prometto che presto scriverò qualcosa di decente, intanto volevo rallegrarvi/mi con questo:


(non preoccupatevi, nessun buco nero in arrivo.)


20 novembre 2009

perchè esco

Quando ci domandiamo il perché di qualcosa ci stiamo interrogando sulle sue cause, o sul suo scopo. Interrogarsi sullo scopo è comodo, ma inesatto. Esempio: “perché esci?” “Per fare la spesa”, in realtà non esco per fare la spesa, ma perché ho visto che il frigo era vuoto e ho imparato che per riempirlo devo andare al supermercato. Quindi il movente di un’azione non è lo scopo ma lo sono soltanto le sue cause. A questo punto si può intuire che anche le cause hanno delle cause, che a loro volta ne hanno altre e così via. Se in questa cronologia di eventi concatenati eliminassimo una causa in un qualunque punto, tutte le sue conseguenze non si verificherebbero, né le conseguenze delle conseguenze, ecc ecc.

Secondo la matematica/fisica moderna anche un lievissimo cambiamento (ad esempio un elettrone che viaggia in una direzione piuttosto che nell’altra) può portare nel tempo a differenze abissali tra l’universo del primo caso (elettrone in una direzione), e del secondo caso (elettrone nell’altra direzione). Infatti cause molto piccole possono avere conseguenze un po’ più “grandi”, che a loro volta sono cause di conseguenze ancora più apprezzabili e così avanti. Ne risulta che anche le nostre azioni più insignificanti prima o poi, combinandosi con altre piccole conseguenze di piccole azioni, avranno grandi ripercussioni. Allo stesso modo noi siamo frutto di una combinazione enorme di piccole cause, e se anche il passato fosse stato leggermente diverso da come è stato, probabilmente nessuno di noi esisterebbe (esisterebbero altre persone). Quindi non dovremmo dispiacerci troppo per quel che finora è successo (es. guerre, genocidi, soprusi, le solite cose), in quanto anch’esse sono state una condizione necessaria per la nostra nascita (piuttosto è meglio darsi da fare perché non si ripetano all'infinito).

12 novembre 2009

l'amianto

Non voglio parlare della “solita” intolleranza, quella verso i gay, che se non stai attento te lo mettono nel culo, quella verso gli islamici che sono dei terroristi misogini, quella verso i neri che sono tutti criminali, verso i gialli, tutti uguali, e verso i blu, che addirittura non esistono.
Credo che al riguardo ci sia già materiale sufficiente.
Ma l’intolleranza non è solo quella: intollerante è anche colui che non sopporta le più banali avversità a cui deve fare fronte nella vita, che non transige i difetti altrui e non ne perdona gli errori, che si lamenta di tutto e di tutti, si lamenta di continuo. E se i “sintomi” appena descritti appartengono al caso limite, non è difficile accorgersi che in realtà coinvolgono in misura diversa un vasto numero di persone.
Gli intolleranti da questo punto di vista sono ben più numerosi degli xenofobi, che pure sono una quantità di tutto rispetto.
È facile affermare “sono pacifista e per la libertà di opinione, contro il razzismo e l’omofobia”, salvo poi seccarsi in maniera sproporzionata se il professore scrive veloce, se il treno arriva in ritardo, se ci superano in fila, se insomma le cose non vanno esattamente come auspicato. Lamentarsi, in molti casi, non è un semplice sfogo, ma è l’unica risposta di chi non sa reagire, e spera di trovare nel consenso altrui la soluzione, o almeno un palliativo, ai propri mali. In conclusione penso che lamentarci eccessivamente sia inutile e di solito controproducente, poiché ha l’effetto di predisporre negativamente lo stato d’animo verso i nuovi problemi e di renderci intolleranti e rancorosi.
...
eheh, pensavate voi di trovare soltanto buffi interventi in questo blog, e invece PA-PAM! noiosa riflessione 'sta volta! Comunque mancano all'appello gli intolleranti al formaggio, la categoria peggiore, che merita un saggio breve tutto per sè.
Era da un po' che non scrivevo nulla.
Stavo iniziando a pensare che forse non avevo più nulla da dire.
Ero quasi diventato triste.
Poi ho trovato questo.



7 novembre 2009

News

Bersani:"Noi siamo l'aternativa!". Gli italiani scelgono di non vaccinarsi.

Bersani:"Non si pensi, a cominciare dalla Lega, di poter raccontare qualsiasi favola con noi che stiamo zitti". La sua passione per "Cappuccetto Rosso" è qualcosa di malato.

Berlusconi:"L’Italia è la terza nazione più ricca in Europa". Lippi risponde a tono: "Non siamo inferiori alla Spagna, l'obbiettivo è vincere anche i prossimi mondiali."

Il Cavaliere racconta poi di essere «svenuto per l’invidia» durante una visita a Tokyo. Al suo ritorno immediata consultazione con il ministro Gelmini per imporre l'uniforme alla marinara alle studentesse.